No, fermarsi a +1,5° rispetto al periodo pre-industriale non impedirà al Mondo di patire gli effetti devastanti del cambiamento climatico. O, almeno, non di tutti.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia per l’Ambiente dell’Onu, infatti, anche riuscissimo a centrare gli obiettivi degli accordi di Parigi – e non è detto che ciò avvenga – potremmo dover fare i conti per decenni con gli stravolgimenti causati dal cambiamento climatico.

La colpa? Principalmente dei Paesi più ricchi, ovvero quelli che sono – proprio in questi giorni – seduti ai tavoli della Cop26 di Glasgow, Inghilterra. Non soltanto sono tra i più grandi inquinatori del Pianeta ma – con appena 80 mld stanziati nel 2019 – non contribuiscono per nemmeno un decimo al fabbisogno economico per la transizione ecologica del Terzo Mondo.

Il post-Covid? Per l’Agenzia è stato una delusione. Le principali Banche mondiali hanno messo sul piatto centinaia – se non migliaia – di miliardi di dollari da investire ma soltanto una piccola parte è stata destinata al contrasto al cambiamento climatico.

Che – secondo uno studio recente – potrebbe rappresentare un pericolo fino a venti volte più impellente di quanto credessimo. Non 68 milioni ma quasi un miliardo di persone potrebbero dover patire conseguenze “fatali” nel caso in cui l’aumento delle temperature rispetto al periodo pre-industriale superasse i 2 gradi.

Adesso siamo “fermi” a quota +1,1°, lontani ma non troppo dallo spettro di un disastro ecologico ed economico senza precedenti. E pare che se ne siano accori anche i leader impegnati a Glasgow: il dato del +1,1° proviene proprio dalla bozza del documento finale che sarà sottoscritto dai partecipanti alla Cop26.